Domani sera, il ministro del Tesoro Scott Morrison solleverà il velo sul budget 2017, il documento di bilancio con cui Malcolm Turnbull tenterà di blindare la propria leadership, su cui grava la doppia spada di Damocle dei sondaggi e delle divisioni interne al suo partito.

La scorsa settimana il governo ha fatto sapere che le cosiddette ‘misure zombie’ (come il periodo di attesa di quattro settimane per ricevere il sussidio di disoccupazione), introdotte dai budget passati e che non hanno mai superato la prova del parlamento, verranno finalmente eliminate. Anche il congelamento dei rimborsi Medicare dovrebbe essere cancellato. Ma l’annuncio che ha scatenato le reazioni più accese è stato sicuramente quello del nuovo pacchetto-scuola.

Un pacchetto che ha colto tutti di sorpresa per la sua natura che, almeno a prima vista, appare più laburista di quello che fu approvato dagli stessi laburisti nel 2010: una seconda revisione del comparto scolastico da parte del beniamino dei Labour, David Gonski, e finanziamenti (che aumenteranno del 75% nell’arco del prossimo decennio) sulla base dei bisogni di ciascuna scuola, con un occhio di riguardo per gli istituti scolastici nelle zone più svantaggiate.

I laburisti hanno subito criticato la proposta del governo, dicendo che Turnbull “usa il fidato marchio Gonski per vendere un prodotto inferiore” che comporterà 22 miliardi di tagli rispetto al sistema già in vigore. Ma la sensazione è che l’opposizione si sia sentita togliere delle cartucce dalla propria cintura e non sappia esattamente come reagire.

È vero che i fondi sono inferiori rispetto a quanto previsto dal Gonski ‘originale’. Tuttavia, i soldi saranno meglio indirizzati: meno alle scuole delle zone più ricche e di più alle scuole nelle zone più povere. I laburisti avevano promesso “no losers” (nessun perdente, ndr), ma Turnbull fa un passo ancora più ‘a sinistra’ e, in base alla sua proposta, gli unici ‘perdenti’ saranno 24 scuole private che, finora, avrebbero ricevuto più di quanto avessero realmente bisogno.

Da parte loro, i Verdi si sono detti pronti a sostenere la proposta dopo averne esaminato i dettagli.

Il possibile appoggio da parte del partito di Richard Di Natale deve aver veramente fatto scattare un campanello d’allarme nell’ala più conservatrice del partito liberale, capitanata dall’ex primo ministro Tony Abbott. Quest’ultimo, intervistato la scorsa settimana su radio 2GB, ha sottolineato come il partito liberale sia da sempre il partito che supporta la “libertà di scelta”, sia in ambito di istruzione che di sanità, come a ricordare a Malcolm Turnbull che la sua proposta contrasta fortemente con questo principio fondamentale che sta a cuore di chi rappresenta.

Il pacchetto-scuola è stato aspramente criticato anche dai rappresentanti dell’istruzione cattolica che, in un’analisi riportata dal Sunday Telegraph, hanno ventilato aumenti delle tasse scolastiche fino a 5mila dollari in alcune scuole primarie entro il 2023.

Il ministro ombra del Tesoro, Chris Bowen, intervenuto ieri nella trasmissione Insiders della Abc, ha detto che la proposta, se implementata, manderebbe il sistema cattolico “al collasso”. “Il governo non ha consultato il sistema cattolico e il modello ‘a taglia unica’ avrà conseguenze significative per il 20% degli studenti australiani che studiano nelle scuole cattoliche” ha affermato Bowen.

Il ministro dell’Istruzione Simon Birmingham ha definito l’analisi “fuorviante e fondamentalmente sbagliata”, sottolineando il fatto che i finanziamenti per le scuole cattoliche aumenteranno in realtà di 1,2 miliardi di dollari nei prossimi quattro anni.

Il ministro del Tesoro Scott Morrison ha difeso quello che è stato subito ribattezzato ‘Gonski 2.0’, reiterando quanto già detto giovedì scorso dal suo collega dell’Istruzione: il governo non cederà al “bullismo” da parte di nessuna scuola pubblica o privata, perché qualsiasi “accordo speciale” andrebbe contro il principio di mettere tutte le scuole, pubbliche, cattoliche o indipendenti che siano, sullo stesso piano, riequilibrando le risorse che ricevono da Canberra sulla base dei loro bisogni. Questo sistema uguale per tutti, dicono dal governo, metterà fine alla guerra dei fondi tra scuole.

I liberali sembrano infine aver accettato l’idea che i risultati nelle aule scolastiche non dipendono solo dalla qualità dell’insegnamento, ma anche dalle risorse a disposizione e dai servizi offerti da una certa scuola. Il che spiegherebbe, almeno in parte, perché gli studenti delle zone più povere raggiungono risultati scolastici peggiori. Un dato che è stato confermato di nuovo lo scorso anno nel rapporto “Widening gaps: what NAPLAN tells us about student progress”del Grattan Institute, citato dal rapporto governativo “Quality Schools, Quality Outcomes” (maggio 2016), secondo cui gli studenti nelle zone svantaggiate accumulano in media due anni di ritardo nell’apprendimento rispetto ai loro compagni nelle scuole più ricche. Lo stesso rapporto “Quality Schools, Quality Outcomes” conclude che è quindi necessario concentrarsi su coloro che hanno maggior bisogno, con finanziamenti aggiuntivi per le scuole in aree rurali o con un tasso elevato di studenti indigeni, non madrelingua inglese, disabili o con un basso status socio-economico. 

Una sola proposta progressista, ovviamente, non rende il governo improvvisamente progressista. Tanto più che un altro annuncio fatto la settimana scorsa dal ministro Birmingham, ma subito coperto dal clamore di ‘Gonski 2.0’, riguardava tagli importanti all’istruzione terziaria, con l’aumento delle tasse universitarie e l’abbassamento a $42.000 del reddito sopra il quale gli studenti dovranno cominciare a ripagare i prestiti HECS-HELP.

Saranno solo 8 dollari in più a settimana per chi guadagna quella cifra, hanno sottolineato da Canberra, senza prendere in considerazione che l’annuncio si inserisce in un contesto in cui sembra che a pagare siano sempre i più deboli. Ad esempio, nel budget di domani, a quanto si sa finora, non sarà fatto niente per aiutare i giovani ad acquistare la prima casa, mentre verrà tolta la “deficit levy” per coloro che guadagnano più di $180.000.

Quanto a ‘Gonski 2.0’, dovremo aspettare domani per scoprire come verrà finanziato. Perché, a meno che il governo non abbia deciso che quelli per l’istruzione sono “debiti buoni” (secondo la nuova demarcazione tra “debiti buoni” e “debiti cattivi”, inventata da Scott Morrison per allontanare lo spauracchio del deficit), qualcos’altro dovrà restare scoperto. Che cosa, potrà dirci se la recente mossa progressista di Turnbull è qualcosa di più di una semplice parentesi per spiazzare l’opposizione.