Diplomatico o veramente convinto dalla nuova strategia del governo? Come che sia, il consulente scientifico Alan Finkel  non è sembrato troppo offeso che l’esecutivo abbia abbandonato il suo ‘Clean Energy Target’ (CET) per lanciare il piano ‘National Energy Guarantee’ (NEG) , con cui il governo cerca di soddisfare una combo ambiziosa: garantire l’affidabilità dell’erogazione energetica, abbassare i prezzi delle bollette e mantenere gli impegni del summit di Parigi sui cambiamenti climatici. “Quello che abbiamo ora, per la prima volta, è una strategia” ha detto soddisfatto il ‘Chief Scientist’ ai reporter che gli chiedevano del piano.

A mancare ancora però è un sostegno bipartisan al NEG. La posizione laburista rimane infatti incerta. Da una parte, il leader Bill Shorten ha lamentato l’insufficienza di informazioni dettagliate relative al nuovo piano e si è detto preoccupato che il governo stia abbandonando il settore delle rinnovabili in cambio di un possibile risparmio di soli 50 centesimi a settimana sulle bollette della luce (equivalenti a un cheeseburger al mese, come ha fatto notare Sam Dastyari in un siparietto di fronte al Senato, la settimana scorsa). Dall’altra, diversi esponenti del partito laburista, come Tony Burke, sono invece aperti a collaborare con il governo sul piano energetico, in cui vedono in fin dei conti una borsa delle emissioni 2.0, gestita dai fornitori privati di energia invece che dal governo.

Il parallelismo è stato ripetutamente respinto dal ministro dell’Energia e dell’Ambiente Josh Frydenberg, che anche ieri, intervenuto al programma Insiders sulla Abc, ha ripetuto che i due sistemi sono molto diversi e il NEG non prevede né “sussidi” né “tasse” in base alle emissioni di carbonio.

Quello che ha fatto parlare di somiglianze con la ‘carbon tax’ è il tariffario e il sistema di scambio delle emissioni, con cui i rivenditori potranno acquistare o vendere quote di emissioni di carbonio. Un sistema confermato dal Consiglio energetico australiano e dalle note dello stesso governo, in cui si legge: “Alcuni rivenditori energetici supereranno i livelli previsti sulle emissioni, mentre altri li soddisferanno con ampio margine, quindi ci sarà l’opportunità, tra rivenditori, di equilibrare la situazione”.

Per quanto riguarda l’abbassamento del costo dell’energia, Frydenberg ha definito “alquanto bizzarri” i tentativi laburisti di “ridicolizzare” un risparmio di $115 all’anno, dato che il CET “avrebbe portato a un risparmio di appena 90 dollari”. Il ministro si è detto “assolutamente convinto”, in base ai consigli ricevuti dall’Energy Security Board, che il nuovo piano energetico del governo Turnbull porterà a una riduzione dei prezzi ma non ha potuto offrire alcuna garanzia certa. I nuovi calcoli commissionati dal governo verranno presentati agli Stati e ai Territori in vista della riunione del COAG di novembre.

Frydenberg ha detto di “sperare” che, nonostante l’attuale atteggiamento negativo nelle fila dell’opposizione, i laburisti adottino un approccio bipartisan a livello federale “perché il Clean Energy Target raccomandato da Finkel non riduce i prezzi dell’energia come il nuovo piano”.

Il ministro dell’Energia ha continuato a difendere il NEG, dicendo che porterà alla “neutralità” tra fonti energetiche, dando al carbone “un’ottima chance di continuare” ad essere utilizzato, modernizzando le centrali già esistenti, ma permettendo anche alle energie rinnovabili, il cui prezzo si sta abbassando sempre di più, di competere sul mercato. Frydenberg ha escluso che il governo investirà in nuove centrali a carbone di ultima generazione, come vorrebbe la destra del suo partito, incluso Tony Abbott. Il nuovo piano energetico “non ha niente a che fare con Tony Abbott”, ha sottolineato con forza durante l’intervista alla Abc.

Ma i laburisti non sembrano credergli e la risposta del portavoce Labor, Mark Butler, che ha dichiarato che Frydenberg ha “voltato le spalle al settore dell’energia rinnovabili e ha invece accolto a braccia aperte la visione di Tony Abbott di un futuro a carbone per l’Australia”, sembra allontanare le speranze che il nuovo piano possa segnare la fine della guerra politica sulla questione energetica.

“Sappiamo che se i numeri di Malcolm Turnbull verranno confermati, la crescita delle rinnovabili sarà di solo mezzo punto percentuale negli anni 2020, il che significa che il numero di famiglie che riusciranno a installare pannelli solari diminuirà di due terzi e che in Australia non sarà avviato alcun progetto su larga scala per le rinnovabili per dieci anni” ha aggiunto Butler, sottolineando che l’impegno del partito laburista rimane quello di raggiungere il 50% di fonti di energia pulita entro il 2030. Un obiettivo peraltro condiviso, come ha rivelato ieri un nuovo sondaggio ReachTel riportato dal Guardian, condiviso dalla maggior parte degli elettori dei seggi di Malcolm Turnbull, Josh Frydenberg e Tony Abbott: dal 59,4% a Wentworth, 60,5% a Kooyong e 55,7% a Warringah.

Insomma, i laburisti sul NEG sono ancora alla ricerca di una posizione condivisa. Se una fetta del partito vede dei meriti nella nuova politica del governo Turnbull, un’altra dipinge un futuro nero fatto di nuvole di carbone e tecnologie pulite in disuso. E ovviamente c’è l’aspetto politico, preponderante per entrambi gli schieramenti.

Nel fine settimana, la premier laburista del Queensland Annastacia Palaszczuk, in aria di elezioni, ha presentato un piano energetico da 300 milioni di dollari, in base al quale tutte le famiglie dello Stato riceveranno in bolletta uno sconto di $50 all’anno per due anni a partire dal 2018. Fino a 100mila famiglie potranno accedere anche ad aiuti statali fino a $300 per l’acquisto di elettrodomestici ad alta efficienza energetica. “Sono l’unica premier in Australia che può prendere questo tipo di decisione” ha detto ieri Palaszczuk, riferendosi al fatto che solo in Queensland le centrali energetiche e la rete di cavi e pali elettrici sono di proprietà dello Stato e, in base a quanto promesso dalla premier, rimarranno tali.

Palaszczuk ha minacciato di istituire una compagnia energetica statale se i fornitori privati, che incontrerà questa settimana, non abbasseranno i prezzi per i consumatori. Una minaccia che il ministro Frydenberg ha definito solo “fumo negli occhi” per distrarre gli elettori dal fatto che, a causare prezzi alti, siano gli stessi generatori di proprietà statale. “Il governo del Queensland ha molte spiegazioni da dare ai propri cittadini” ha detto Frydenberg.