Laura Currelli e Oscar Asara, sono sardi, di Olbia. Sono arrivati in Australia con un Working Holiday Visa e, come tanti, sono hanno deciso di andare in farm per ottenere il secondo anno di visto. Ma gli incendi e la fortuna non sono stati dalla loro parte e, come altri coetanei, si trovano ora a fare i conti con l’emergenza incendi, la mancanza di lavoro, e la burocrazia. A due mesi dalla scadenza de visto devono ultimare tre settimana di farm, una missione che, al momento sembra impossibile.

Laura e Oscar

Ecco il racconto di Laura:

“Abbiamo lavorato nei pressi di Coffs Harbour dal 9 di ottobre sino al 20 di dicembre, la maggior parte del tempo per una ditta ortofrutticola, che verso il 10 di dicembre ha licenziato tutti a causa della siccità e della conseguente mancanza frutta. L’azienda non ci ha trasferiti direttamente, ma alcuni che lavoravano con noi ci hanno consigliato di applicare per un’azienda di Tumbarumba. Abbiamo seguito il consiglio. Dopo qualche giorno il mio ragazzo ed io siamo stati contattati e il 23 dicembre ci siamo presentati all’induction day. Il 28 è stato il nostro primo giorno di lavoro nella nuova farm, poi vigilia e Capodanno vacanza per tutti. Così abbiamo deciso, in compagnia di alcuni amici, di venire a Sydney. Mentre ci stavamo spostando, il 30 notte, arriva la brutta notizia. Il nostro supervisor alla farm ci avvisa che Tumbarumba stava per essere evacuata a causa di un grosso incendio alle porte del paese.

Avremmo voluto tornare subito indietro perché avevamo lasciato la nostra macchina, non funzionante, al campeggio dove alloggiavamo, con tutte le nostre cose dentro. Ma non potevamo. Eravamo già troppo lontani dalla farm e tutte le strade che avremmo potuto percorrere per rientrare, erano state chiuse. Siamo stati costretti a soggiornare a Sydney fino al 2 gennaio.

Quello stesso giorno siamo riusciti a fra rotta verso Tumbarumba e ad arrivare a destinazione intonro alla mezzanotte. Giuntì al parcheggio, proviamo a far partire la macchina che, purtroppo, non ne vuole sapere di accendersi. Decidiamo, quindi, di trainarla con l’auto con cui eravamo arrivati e per spostarla in un punto più sicuro. Magari in una città vicina dove poterla riparare.

Percorriamo circa 45 km in 2.30 ore, tra animali, fumo, telefoni privi di segnale, alla guida di un’auto che frenava a malapena, trainandone una rotta.

Decidiamo di lasciare perdere e di parcheggiare l’auto lì dove eravamo, a Ournie, al lato di una strada. Dopo aver raccattato le cose di maggior valore dall’auto abbiamo proseguito il nostro viaggio e, finalmente, intorno alle 6 del mattino, siamo arriviati nella cittadina più vicina. Dopo alcuni vani tentativi abbiamo, infine, trovato il pezzo di ricambio che ci serviva. Lo abbiamo comprato, affittato un furgone, così, nel caso non fossimo riusciti a riparare l’auto, saremmo almeno riuscito a caricare dentro i nostri bagagli.

Ripercorriamo la strada a ritroso attraversando zone bruciate e altre dove le fiamme erano ancora vive. Giunti a destinazione, abbiamo notato subito che intorno all’auto erano stati messi dei nastri di segnalazione. Ho aperto la portiera e ho trovo la parte sotto il volante smontata. Allibita, ho provo a inserire la chiave ma qualcosa era incastrata dentro. Forse qualcuno, nel tentativo di spostarla in un punto migliore, aveva forzato il bloccasterzo, rompendolo. Abbiamo dovuto abbandonare, di nuovo, la nostra auto, in cerca di aiuto. Dopo qualche chilometro abbiamo trovato un punto di soccorso allestito da pompieri e volontari che ci hanno detto di andare assolutamente via da lì senza preoccuparci dell’auto. Io e Oscar insistiamo, chiediamo aiuto per trainarla via, ma nulla. Ci dicono che il carro attrezzi non può passare di là e che probabilmente il fuoco il giorno seguente brucerà tutta la zona. Tentare il recupero sarebbe avventato, e, forse, impossibile.

Ora ci troviamo ad Albury, dove avevamo noleggiato il furgone, ci hanno aiutato con cibo e alloggio. Grazie all’app del servizio dei vigili del fuoco, stiamo controllando la zona dove abbiamo dovuto abbandonare la nostra auto e per ora, sembra, sia ancora al sicuro. Resteremo qui per qualche giorno, in attesa di sapere quale sarà il suo destino. E il nostro. Perché mancano meno di due mesi alla scadenza dei nostri visti e per rinnovarli dobbiamo completare altre tre settimane di lavoro in farm.

Il nostro supervisor di Tumba aveva assicurato che avrebbe procurato un altro lavoro a tutti, magari in Victoria, Tasmania o Queensland. Ma da giorni non risponde più al telefono. Siamo disperati, senza auto, senza casa, senza lavoro e temiamo di non riuscire a completare i giorni che mancano per rinnovare il visto”.