Dell’Australia e dei suoi devastanti incendi conosciamo in linea di massima i numeri: per quanto riguarda il South Australia, sulle colline di Adelaide a dicembre, nella zona di Cuddlee Creek, sono andate distrutte più di ottanta case e sono bruciati circa 25.000 ettari di vegetazione, vigneti inclusi. A Keilira, tre le case e più di 25.000 ettari di terreni. Dei primi incendi della stagione divampati nella York Peninsula, tra Yorktown ed Edithburg, è giunto il fumo fino ad Adelaide.  

Infine, a Kangaroo Island, ad oggi bruciati oltre 210.000 ettari di vegetazione, circa la metà del totale dell’isola, con oltre sessanta case perse e un impatto ambientale significativo sul Parco Nazionale di Flinders Chase e sull’intera economia dell’isola, che non è ancora fuori pericolo per almeno le prossime due settimane.  

Sempre a Kangaroo Island due persone hanno perso la vita. Sul campo in prima linea settantasette autopompe e quattro mezzi aerei, che hanno volato cinquecentosessanta ore e scaricato oltre 2,7 milioni di liquidi ignifughi. 420 persone direttamente in azione, di cui 388 vigili del fuoco, celebrati come eroi.  

Abbiamo parlato con due di loro ed effettivamente ciò che fanno è eroico. Innanzitutto perché sono volontari, e già questo dice molto. Il primo che ci racconta com’è combattere in prima persona il fuoco è Paolo Strempel, un trentottenne nato a Torino, da madre italiana e padre tedesco, giunto in Australia a inizio 2007. Si è innamorato prima dell’Australia, poi di un’australiana (ora sua moglie e mamma dei suoi tre bambini) e infine di Kangaroo Island, dove si è trasferito ormai da sette anni e dove, oltre che piastrellista è anche guida turistica, sempre servendo la comunità nel servizio civile dell’IMC, l’Incident Management Control.  

Paolo ci ha raccontato che la comunità sull’isola è meravigliosa, così come l’organizzazione e lo Stato, che si è attivato molto velocemente. “Al momento sull’isola, oltre a medici, veterinari e psicologi, c’è anche l’esercito con tanto di carri armati, per creare nella foresta le linee tagliafuoco - ha aggiunto -, anche se è impossibile prevedere cosa Madre Natura vuol fare”.  

Riguardo le foto impressionanti che si vedono in rete con i pompieri praticamente di fronte a muri infuocati?  

“Quelle foto sono suggestive ma non si può resistere alle radiazioni di un muro di fuoco alto venti metri. Le fiamme hanno fuso i motori dei furgoni nei capannoni andati distrutti, questo vuol dire che le temperature superano anche i mille gradi”. Abbiamo chiesto a Paolo se si è mai trovato in un’autopompa avvolta dalle fiamme, come riportano altre foto: “Sì, mi è capitato anni fa nella Barossa Valley e il rumore che arriva con il fuoco, come un boato, è spaventoso, sembra di essere schiacciati da un camion. Quando poi corre a 100 km orari...”.  

Oltretutto il fuoco, quando si avvicina, assorbe calore: “Quando a Vivonne Bay presidiavamo un blocco stradale per evitare che curiosi si avventurassero nelle zone pericolose, a un certo punto le temperature si sono abbassate di venti gradi: dietro di noi arrivavano le fiamme, come uno tsunami. Solo a pensarci mi viene la pelle d’oca, sembra che il fuoco abbia un’anima”, ha raccontato Strempel, che ha aggiunto che la roccia rossa di Kangaroo Island è ferrosa e quindi attira i fulmini, così come certe piante, estremamente infiammabili.  

E gli animali? “È una bilancia naturale, gli animali più deboli periscono ma la natura poi si rigenera, sia la fauna e che la flora”. E le famose api liguri, portate sull’isola direttamente dall’Italia a fine Ottocento?  

“La colonia è salva; abbiamo comunque salvato molte arnie, già prima di Natale”, racconta Strempel e aggiunge altre informazioni incoraggianti: “La foresta intanto non è sterile dopo le fiamme, anzi, certe piante, come la Banksia, spargono i propri semi solo a temperature elevatissime; ho visto tanti animali morti ma anche animali già tornati dove prima c’era solo distruzione. La comunità eccezionale dell’isola sta dando il meglio di sé in una gara di solidarietà senza pari, molti mi portano la cena a fine giornata, ora che mia moglie con i bambini è ad Adelaide. Amici che hanno una pizzeria qui sull’isola hanno preparato pizze gratuite per chi aveva bisogno.  

Paolo Strempel ama così tanto Kangaroo Island che aveva in programma di tornare in Italia dopo oltre dieci anni di assenza ma ha deciso di rinunciare al viaggio per restare qui, sulla “sua” isola.  

Tornando sulla terraferma, abbiamo conosciuto Tony Caruso, di origini calabresi, che invece ha combattuto gli incendi a Cuddlee Creek, Yorktown ed Edithburg. Come si affronta un incendio? “Si va in defensive mode: la priorità va alla protezione delle case”, racconta Tony -. Ciascun membro dell’equipaggio, composto da cinque o sei persone, sa quello che deve fare nel proprio ruolo”.  

Essere vicini a un bushfire com’è? “Buio nel fumo e molto rosso quando appaiono le fiamme”, racconta Tony, che raccomanda di tenere i propri giardini puliti e ben irrigati.  

Cos’hanno in comune Tony Caruso e Paolo Strempel, oltre la stessa età?  

Innanzitutto, un desiderio impellente di aiutare gli altri. Il loro messaggio comune è un appello: “Servono molti altri come noi là fuori”, spiega Tony, e Paolo ci ricorda che “c’è spazio per tutti”: “Abbiamo volontari sulla sedia a rotelle che sono molti utili, per esempio, nella sala radio. Dai sedici anni si può iniziare l’addestramento, sempre in sicurezza, anche se naturalmente si è sul campo solo dalla maggiore età”.